Medio Oriente, raid Usa e Arabia Saudita contro milizie filo-Iran: torna alta la tensione dopo gli attacchi a sorpresa di Teheran

Il nuovo fronte di scontro in Iraq riaccende le preoccupazioni per una possibile escalation regionale. Washington e Riad accusano le milizie sostenute dall’Iran di aver minacciato basi americane e infrastrutture energetiche, mentre Teheran respinge le iniziative diplomatiche sullo Stretto di Hormuz

La fragile tregua che negli ultimi giorni aveva alimentato speranze di una possibile de-escalation in Medio Oriente torna a vacillare. La nuova crisi è esplosa dopo un presunto attacco a sorpresa dell’Iran contro obiettivi statunitensi nella regione e la successiva operazione militare congiunta di Stati Uniti e Arabia Saudita contro gruppi armati filo-iraniani in Iraq. Una nuova fase di tensione che ha avuto ripercussioni anche sui mercati energetici, con il prezzo del petrolio nuovamente in forte rialzo.

Raid Usa e sauditi in Iraq contro gruppi sostenuti da Teheran

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato che aerei da guerra americani e sauditi hanno colpito strutture logistiche e depositi di armamenti attribuiti a gruppi terroristici sostenuti dall’Iran nell’Iraq orientale.

Secondo Washington, l’operazione sarebbe una risposta alle attività di alcune milizie accusate di essere state coinvolte in tentativi di attacco contro forze statunitensi presenti in Medio Oriente e contro infrastrutture energetiche dell’Arabia Saudita.

Anche il ministero della Difesa saudita ha confermato la partecipazione all’operazione, spiegando che i raid hanno preso di mira milizie legate alla Guardia rivoluzionaria iraniana, accusate di avere utilizzato droni contro impianti petroliferi nel territorio del Regno.

Le Forze di Mobilitazione Popolare irachene (Hashd al-Shaabi) hanno denunciato invece di essere state colpite dagli attacchi, riferendo di vittime, feriti e danni materiali in diverse aree del Paese.

Bilancio delle vittime: almeno 20 morti nelle basi dell’Hashd al-Shaabi

Secondo quanto comunicato dal movimento Hashd al-Shaabi, almeno 20 persone sarebbero morte e altre 32 rimaste ferite durante una serie di bombardamenti che hanno interessato diverse basi delle milizie nelle province irachene.

Una delle operazioni più gravi avrebbe riguardato una struttura della Brigata 30 nella provincia di Ninive, dove sarebbero morte almeno dieci persone secondo fonti locali. Il bilancio resta comunque provvisorio e potrebbe aumentare nelle prossime ore.

Il Centcom ha inoltre dichiarato di avere intercettato con successo alcuni missili lanciati dall’Iran nell’ambito di quello che ha definito un tentativo di colpire le forze americane dislocate nella regione.

Teheran non ha confermato ufficialmente l’attacco contro basi statunitensi, ma fonti vicine ai media iraniani hanno riferito che i Pasdaran avrebbero annunciato il sequestro di tre petroliere nello Stretto di Hormuz, una delle aree più sensibili per il commercio mondiale di energia.

Tensione sullo Stretto di Hormuz: il petrolio torna a salire

La nuova escalation ha avuto effetti immediati sui mercati internazionali. Dopo il calo registrato durante la fase di relativa calma dei giorni precedenti, il prezzo del greggio ha ripreso a correre.

Il WTI ha registrato un aumento di circa il 4%, raggiungendo quota 82,43 dollari al barile, mentre il Brent è salito del 4,14%, arrivando a 87,57 dollari.

Il timore degli operatori è legato soprattutto alla possibilità che un nuovo confronto militare possa coinvolgere lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita una parte significativa delle esportazioni mondiali di petrolio.

Muqtada al-Sadr: “L’Iraq non venga trascinato in una guerra inutile”

Sul fronte politico interno iracheno è arrivato l’intervento del leader sciita Muqtada al-Sadr, che ha condannato sia i raid stranieri sul territorio dell’Iraq sia l’azione delle milizie che, secondo lui, rischiano di trascinare il Paese in un nuovo conflitto.

In un messaggio pubblicato sui social, al-Sadr ha invitato la Guardia rivoluzionaria iraniana a non trasformare il territorio iracheno in un campo di battaglia e ha chiesto alle formazioni armate locali di evitare provocazioni.

“L’Iraq ha bisogno di pace”, è il senso del suo appello, con un richiamo alla necessità di difendere la sovranità nazionale e impedire nuove divisioni interne.

Secondo il leader sciita, il Paese deve concentrarsi sulla stabilità e sulla sicurezza dei cittadini, evitando di cadere in una spirale di conflitti regionali.

Teheran respinge il piano dell’Oman per lo Stretto di Hormuz

Nel frattempo l’Iran ha rifiutato una proposta avanzata dall’Oman per una gestione condivisa dello Stretto di Hormuz, una delle principali vie marittime strategiche del pianeta.

Secondo un alto funzionario iraniano citato dai media regionali, il progetto di una gestione paritaria tra Iran e Oman non sarebbe praticabile né compatibile con gli interessi di Teheran.

L’Iran avrebbe ribadito che ogni Paese dovrebbe esercitare il controllo esclusivamente sulla propria area di competenza, senza il coinvolgimento di altre potenze esterne.

Il Sultanato dell’Oman resta comunque considerato da entrambe le parti un interlocutore importante e un possibile mediatore, ma la distanza tra le posizioni rimane ampia mentre cresce il timore di una nuova escalation militare in Medio Oriente.

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