Il governo israeliano prende le distanze dal piano elaborato dal Board of Peace promosso da Donald Trump per il futuro della Striscia di Gaza. Il premier Benjamin Netanyahu, intervenendo all’apertura della riunione del gabinetto, ha chiarito che Israele non intende accettare il documento nella sua forma attuale.
La posizione di Gerusalemme riguarda soprattutto il tema del ritiro delle forze israeliane. Netanyahu ha ribadito che l’esercito non lascerà le aree della Striscia finché Hamas non sarà effettivamente disarmato.
Una condizione che, nelle intenzioni del governo israeliano, rappresenta un passaggio indispensabile per qualsiasi prospettiva di stabilizzazione della situazione nella Striscia.
Il piano in 15 punti divide le parti
Il documento presentato dal Board of Peace rappresenta un tentativo di delineare un percorso per la gestione della crisi di Gaza e per arrivare a una nuova fase dopo il conflitto.
Il nodo centrale resta però quello della sicurezza e del controllo militare del territorio. La richiesta israeliana di procedere prima al disarmo completo di Hamas si scontra con le posizioni dell’organizzazione palestinese e rischia di complicare l’attuazione dell’intesa.
Il rifiuto espresso da Netanyahu apre quindi nuovi interrogativi sul futuro del piano e sulla possibilità di trasformare le proposte contenute nei 15 punti in un accordo operativo.
Hamas: “Pronti ad attuare il piano”
Da parte palestinese arriva invece un messaggio di apertura. Un funzionario di Hamas, parlando alla BBC, ha confermato l’impegno dell’organizzazione nei confronti dell’accordo e ha manifestato la disponibilità a lavorare alla sua applicazione.
Secondo quanto riferito, Hamas sarebbe pronto a “impegnarsi seriamente e responsabilmente nell’attuazione” del piano elaborato dal Board of Peace.
L’organizzazione ha inoltre rivolto un appello ai Paesi impegnati nella mediazione, chiedendo che venga assicurato il rispetto degli impegni assunti da tutte le parti.
La distanza resta sul disarmo
Le dichiarazioni provenienti da Gerusalemme e da Gaza evidenziano dunque una profonda distanza sulle condizioni necessarie per procedere.
Da un lato Netanyahu lega qualsiasi ritiro israeliano al disarmo di Hamas; dall’altro Hamas ribadisce la propria disponibilità a confrontarsi sul piano e chiede garanzie affinché gli accordi vengano rispettati.
Il futuro dell’iniziativa diplomatica dipenderà ora dalla capacità dei mediatori di ridurre queste divergenze e individuare un punto di equilibrio tra le richieste delle parti. Il nodo del disarmo di Hamas e del ritiro israeliano da Gaza rimane, al momento, uno degli ostacoli principali sulla strada verso l’attuazione del piano.

