Ceuta, scontro Italia-Spagna sui migranti: Albares accusa Roma, “scelte dettate dal consenso elettorale”

Il ministro degli Esteri spagnolo parla di una posizione italiana condizionata dalla politica interna. Il presidente di Ceuta chiede rimpatri rapidi per i migranti ancora presenti nella città. Salvini: “Da Madrid e Berlino non prendiamo lezioni”

Si inasprisce il confronto politico tra Italia e Spagna sulla gestione della crisi migratoria esplosa a Ceuta. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha criticato la decisione di Roma di introdurre controlli temporanei sui collegamenti con la Spagna, sostenendo che la posizione italiana sarebbe stata influenzata anche da interessi politici interni ed esigenze elettorali.

Parlando al termine di un incontro con le autorità locali di Ceuta, Albares ha sottolineato che, a suo giudizio, l’atteggiamento italiano si sarebbe discostato da quello della maggior parte dei Paesi dell’Unione europea, che hanno manifestato solidarietà alla Spagna.

Il ministro spagnolo ha inoltre evidenziato il ruolo dell’Italia nel quadro europeo dell’immigrazione irregolare, sostenendo che il nostro Paese registra un numero di ingressi superiore a quello della Spagna.

Il presidente di Ceuta: “Situazione insostenibile”

Sul fronte locale, il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, continua a lanciare l’allarme sull’impatto dell’afflusso migratorio registrato nei giorni scorsi.

Vivas ha riferito che circa 10mila persone giunte nella città durante la recente crisi migratoria si troverebbero ancora sul territorio. Il presidente ha definito la situazione particolarmente difficile per la popolazione locale, parlando di un crescente clima di preoccupazione.

Al termine dell’incontro con Albares, Vivas ha indicato due elementi che considera positivi. Il primo riguarda la prospettiva dei rimpatri, con l’obiettivo dichiarato dalle autorità spagnole di procedere al rientro delle persone che non hanno titolo a rimanere, compresi i minori secondo le procedure previste.

Il secondo riguarda il Marocco, che secondo quanto riferito da Vivas sarebbe disponibile a collaborare per facilitare il ritorno delle persone coinvolte.

Il presidente di Ceuta ha però chiesto al governo centrale tempi certi e procedure operative rapide, ritenendo necessario trasformare gli impegni politici in misure concrete.

Salvini replica: “Nessuna lezione da Madrid o Berlino”

Nel frattempo, dall’Italia è arrivata la replica del vicepremier e ministro Matteo Salvini, intervenuto sul tema durante una visita a Roma.

Salvini ha contestato le critiche provenienti dall’estero e ha rivolto a sua volta un messaggio diretto alla Germania, chiedendo che Berlino intervenga sulle attività delle Ong tedesche impegnate nel Mediterraneo prima di avanzare richieste all’Italia sul trasferimento dei migranti.

Il vicepremier ha poi esteso la critica alla Spagna, contestando le precedenti politiche di regolarizzazione degli immigrati e sostenendo che Madrid non sarebbe nella posizione di impartire lezioni all’Italia sulla gestione dei flussi.

Salvini ha inoltre richiamato il tema della sicurezza, citando il rischio di possibili infiltrazioni terroristiche tra le persone arrivate a Ceuta. Un’affermazione che si inserisce nel più ampio dibattito europeo sui controlli alle frontiere e sulla necessità di distinguere tra gestione dell’immigrazione, procedure di rimpatrio e prevenzione delle minacce alla sicurezza.

Il confronto resta aperto

La vicenda di Ceuta rischia così di trasformarsi in un nuovo terreno di confronto all’interno dell’Unione europea. Da una parte Madrid chiede solidarietà e collaborazione ai partner europei; dall’altra Roma difende la scelta di rafforzare temporaneamente i controlli e rivendica il diritto di tutelare i propri confini.

Al centro resta la gestione delle migliaia di persone arrivate a Ceuta e il nodo dei rimpatri, mentre Spagna, Italia e istituzioni europee sono chiamate a trovare una risposta coordinata a una crisi che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza delle frontiere esterne dell’Ue e sulla gestione dei movimenti secondari dei migranti.

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