Iran, Rubio agli alleati: “Per ora gli Usa non prevedono nuovi attacchi”

Il segretario di Stato americano avrebbe indicato una linea basata soprattutto sulla pressione economica e sulle sanzioni. Washington non esclude però un intervento militare in caso di una nuova offensiva iraniana

Gli Stati Uniti non avrebbero intenzione, almeno nell’immediato, di tornare a colpire militarmente l’Iran. È quanto avrebbe riferito il segretario di Stato Marco Rubio ad alcuni suoi omologhi stranieri nelle ultime ore, secondo quanto riportato da Axios sulla base delle informazioni fornite da fonti vicine all’amministrazione americana. La strategia di Washington sarebbe ora orientata soprattutto verso strumenti di pressione economica e diplomatica, con le sanzioni tra le principali opzioni sul tavolo.

Washington punta sulla pressione economica

Secondo le fonti citate dal portale americano, Rubio avrebbe chiarito che non è prevista al momento una nuova campagna militare su larga scala contro l’Iran. La priorità dell’amministrazione statunitense sarebbe invece quella di aumentare la pressione su Teheran attraverso misure economiche e finanziarie.

Tra queste rientra l’iniziativa sulle sanzioni annunciata nei giorni scorsi, che rappresenterebbe uno degli strumenti attraverso cui Washington intende esercitare pressione senza aprire, almeno per ora, un nuovo fronte di combattimento.

La linea indicata da Rubio non equivarrebbe tuttavia a una rinuncia definitiva all’opzione militare.

L’ipotesi di nuovi attacchi resta sul tavolo

Secondo una delle fonti citate da Axios, il segretario di Stato avrebbe lasciato intendere che un nuovo intervento americano non può essere completamente escluso.

In particolare, Washington potrebbe reagire militarmente nel caso in cui fosse l’Iran a lanciare per primo un nuovo attacco contro gli Stati Uniti. La posizione americana appare quindi legata all’evoluzione della situazione e alla condotta di Teheran.

Il nodo strategico dello Stretto di Hormuz

Un altro elemento considerato determinante dagli ambienti dell’amministrazione americana riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico energetico internazionale.

Un funzionario statunitense, citato dal portale, avrebbe definito le operazioni di sminamento condotte dalla Marina Usacome un passaggio fondamentale del conflitto. La rimozione delle mine avrebbe infatti ridotto sensibilmente, secondo la valutazione americana, una delle principali leve di pressione a disposizione dell’Iran nell’area.

Il controllo della navigazione attraverso Hormuz resta quindi un punto centrale della strategia statunitense, sia sotto il profilo militare sia per le possibili ripercussioni sui mercati energetici.

La linea potrebbe durare fino alle elezioni di midterm

La strategia delineata da Rubio potrebbe inoltre avere un orizzonte temporale più ampio. Una seconda fonte americana citata da Axios sostiene che l’attuale approccio potrebbe rimanere in vigore almeno fino alle elezioni di medio termine negli Stati Uniti.

Successivamente, in base all’evoluzione dello scenario internazionale e alle decisioni di Teheran, l’opzione di una nuova campagna militare potrebbe tornare a essere valutata.

Per il momento, dunque, Washington sembra privilegiare una combinazione di pressione economica, sanzioni e controllo strategico delle rotte marittime, mantenendo però aperta la possibilità di una risposta armata nel caso di una nuova escalation iraniana.

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