Le liste d’attesa tornano a rappresentare una delle principali criticità della sanità siciliana. Mentre a livello nazionale il sistema sanitario mostra segnali di miglioramento nella capacità di rispettare i tempi previsti per visite ed esami, nell’Isola il trend procede nella direzione opposta. I dati relativi al primo semestre del 2026 fotografano infatti un aumento delle prestazioni erogate oltre i termini di garanzia, riportando al centro del dibattito il tema dell’accesso alle cure e dell’efficienza del Servizio sanitario regionale.
Sicilia in controtendenza rispetto al dato nazionale
Secondo i dati elaborati da Agenas sulla base delle informazioni del Ministero della Salute, tra gennaio e giugno 2026 la quota nazionale delle prime visite effettuate entro i tempi previsti è salita dal 76,4% al 78,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Un miglioramento si registra anche per gli esami diagnostici, passati dall’82,8% all’84,6% di prestazioni erogate nei tempi stabiliti.
La Sicilia, invece, ha imboccato una strada diversa. Nel primo semestre del 2025 il sistema regionale riusciva a garantire entro i termini l’87,2% delle prime visite. Dodici mesi dopo la percentuale è scesa al 79,7%.
Ancora più evidente la flessione sul fronte della diagnostica: la quota di esami effettuati nei tempi è diminuita dal 75,9% al 71,9%.
Il risultato complessivo è particolarmente significativo: su 710.453 prenotazioni registrate in Sicilia nei primi sei mesi del 2026, 168.864 prestazioni, pari al 23,77%, sono state erogate oltre i tempi di garanzia. Nello stesso periodo del 2025 i ritardi erano stati 155.179, pari al 19,03%.
I ritardi più pesanti nelle prestazioni urgenti e differite
L’analisi delle diverse classi di priorità mette in evidenza alcune delle principali difficoltà organizzative del sistema sanitario regionale.
Per le prime visite urgenti, che dovrebbero essere garantite entro tre giorni, oltre il 22% delle prenotazioni ha superato il limite previsto. Sono 855 i casi complessivi, con 680 prestazioni che hanno richiesto addirittura più di 31 giorni.
Ancora più ampia la criticità tra le visite classificate come differite, per le quali il limite massimo è fissato a 30 giorni. In questa categoria il 27,3% delle prestazioni è stato effettuato oltre i tempi previsti: si tratta di 42.249 visite. Di queste, 14.038 hanno comportato un’attesa superiore ai 121 giorni.
Numeri che mostrano come le difficoltà non riguardino soltanto le prestazioni programmate, ma coinvolgano anche richieste caratterizzate da una maggiore priorità clinica.
Diagnostica, migliaia di esami oltre i tempi previsti
È però sul fronte degli esami diagnostici che la situazione appare ancora più complessa.
Tra le prestazioni urgenti, il 43,1% degli esami è stato effettuato oltre il termine previsto. Sono 901 casi, 405 dei quali hanno richiesto più di 31 giorni.
Per gli esami classificati come brevi, che dovrebbero essere eseguiti entro dieci giorni, il quadro è ancora più pesante: circa il 40% delle prenotazioni è arrivato oltre il limite. Complessivamente si parla di quasi 30 mila ritardi, con oltre 7 mila pazienti costretti ad attendere più di 121 giorni.
Nella fascia delle prestazioni differite, invece, il 31,2% delle richieste ha superato i tempi di garanzia. Sono quasi 38 mila esami, oltre 6 mila dei quali effettuati dopo più di 241 giorni.
Un dato suggerisce però che il sistema riesce a funzionare meglio quando la pressione dell’urgenza diminuisce. Tra le prestazioni programmate, infatti, la puntualità raggiunge il 90,8% per le visite e l’82,4% per gli esami, valori superiori alle rispettive medie regionali.
Gli interventi della Regione contro le liste d’attesa
Negli ultimi mesi la Regione Siciliana ha adottato diverse misure per provare a ridurre i tempi di attesa.
Tra gli interventi più significativi c’è il riordino dell’attività intramuraria, con l’obiettivo di rendere più equilibrato il rapporto tra prestazioni erogate in regime istituzionale e quelle svolte in regime libero-professionale all’interno delle strutture pubbliche.
Il provvedimento era stato presentato come uno strumento per ridurre le distorsioni e migliorare l’accesso alle cure, intervenendo anche sul rapporto tra domanda dei pazienti e capacità effettiva delle strutture.
L’ex assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni aveva sottolineato come il fenomeno dell’intramuraria dovesse essere sottoposto a controlli più stringenti e come le nuove regole richiedessero tempo per produrre effetti concreti.
I dati del primo semestre 2026, tuttavia, mostrano che l’inversione di tendenza non è ancora arrivata. Al contrario, almeno sul piano dei tempi di erogazione, la situazione siciliana appare peggiorata rispetto all’anno precedente.
Stanziati anche 40 milioni per recuperare le liste
Il riordino dell’attività intramuraria non rappresenta l’unica iniziativa adottata dall’amministrazione regionale.
Alla fine del 2025 l’assessorato alla Salute aveva previsto uno stanziamento di 40 milioni di euro destinato alle aziende sanitarie e ospedaliere per finanziare interventi finalizzati al recupero delle prestazioni arretrate e alla riduzione delle liste d’attesa.
Misure che si inseriscono in un quadro più ampio di interventi per cercare di riportare il sistema entro standard più efficienti.
Il nodo resta l’accesso tempestivo alle cure
Il confronto tra i dati siciliani e quelli nazionali restituisce quindi una fotografia poco incoraggiante. Mentre il Servizio sanitario nazionale migliora la propria capacità di rispettare i tempi, la Sicilia registra un arretramento sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici.
Quasi un quarto delle prestazioni analizzate nel primo semestre dell’anno è stato erogato oltre i tempi previsti. Un dato che rende evidente quanto il problema delle liste d’attesa resti centrale per la sanità siciliana e quanto sia ancora necessario intervenire sull’organizzazione, sulle risorse e sulla capacità delle strutture di rispondere soprattutto alle richieste con maggiore priorità.

