Si allarga a Palermo l’inchiesta sul cosiddetto “Caro estinto”, che entra ora in un nuovo filone investigativo. Al centro degli accertamenti dei Carabinieri ci sarebbero anche due medici dell’Asp, rispettivamente di 67 e 69 anni, che secondo l’ipotesi accusatoria avrebbero ricevuto somme di denaro per il rilascio di certificazioni necroscopiche non veritiere.
La contestazione riguarda, in particolare, l’eventuale mancata esecuzione della visita necessaria per certificare il decesso. Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe consentito di anticipare il rilascio delle salme, aggirando i tempi previsti dalla normativa.
Il sistema delle camere mortuarie
Il nuovo filone si inserisce in un’inchiesta più ampia partita dall’attività svolta all’interno delle camere mortuarie del Policlinico di Palermo e dell’ospedale Cervello.
Secondo quanto emerso dalle precedenti indagini, alcuni infermieri avrebbero ricevuto denaro o altri compensi dalle agenzie funebri in cambio di un’accelerazione delle procedure. Tra le attività contestate figurerebbero la gestione delle pratiche burocratiche, l’esecuzione degli elettrocardiogrammi e il rilascio dei defunti prima del termine previsto.
Durante le perquisizioni sarebbero stati inoltre trovati fogli e annotazioni nascoste nei cassetti, elementi che gli investigatori avrebbero acquisito nell’ambito dell’attività investigativa.
Quattro infermieri indicati come responsabili della gestione della camera mortuaria delle cliniche universitarie, Salvatore Lo Bianco, Marcello Gargano, Salvatore Di Donna e Giuseppe Anselmo, sono stati nel frattempo sospesi in via cautelativa dall’azienda.
Il nodo della visita necroscopica
Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda proprio le certificazioni necroscopiche.
La normativa prevede che la visita venga effettuata dopo un determinato intervallo dal decesso, nell’ambito delle procedure necessarie prima del definitivo rilascio della salma. Secondo la Procura, alcune agenzie funebri avrebbero avuto interesse a ridurre drasticamente i tempi, ricorrendo a presunti pagamenti per ottenere una corsia preferenziale.
Le contestazioni ipotizzate dagli inquirenti riguardano quindi un meccanismo nel quale la componente burocratica e quella sanitaria sarebbero state utilizzate per accelerare il percorso delle salme.
Ventinove persone coinvolte
Nel nuovo filone dell’indagine risultano coinvolte, a vario titolo, 29 persone, per le quali sono state avanzate richieste di misure cautelari, tra arresti e obblighi di firma, nell’ambito delle contestazioni relative alla presunta corruzione.
Tra gli indagati figurano i due medici legali dell’Asp, Benedetto Fogazza, 69 anni, e Gioacchino Passalacqua, 67 anni, oltre a numerosi soggetti collegati al sistema investigato.
Tra gli altri nomi compaiono Salvatore Ales, Michele Algozzino, Giampaolo Arrigo, Giuseppe Calafiore, Salvatore Calafiore, Francesco Castagna, Francesco Chifari, Francesco Ciulla, Ion Cuzic, Fedele Ambrogio, Maverick Di Sangro, Salvatore Mannino, Emanuele Marrella, Matteo Mondello, Salvatore Paternostro, Vito Paternostro, Alessandro Pumo, Ignazio Randazzo, Antonino Rizzuto, Luigi Scimò, Francesco Trapani, Francesco Vassallo, Francesco Velletri, Salvatore Vicari, Vito Vinciguerra e Fedele Vitale.
Alcuni di questi nominativi erano già emersi nei precedenti sviluppi dell’inchiesta, un elemento che gli investigatori ritengono significativo per comprendere la possibile continuità del meccanismo contestato.
Il caso della salma di Francesco Bacchi
Tra gli episodi finiti sotto la lente degli inquirenti compare anche la gestione della salma di Francesco Bacchi, il giovane morto nel gennaio 2024 dopo essere stato coinvolto in una rissa all’esterno di una discoteca di Balestrate.
Secondo la ricostruzione della Procura, anche in questa circostanza sarebbe stato attivato il presunto meccanismo finalizzato ad accorciare i tempi delle procedure burocratiche e degli accertamenti autoptici attraverso il pagamento di somme di denaro.
Si tratta di un episodio che, secondo gli investigatori, potrebbe contribuire a delineare le modalità operative del sistema oggetto dell’inchiesta.
Gli interrogatori davanti al Gip
Gli interrogatori di garanzia sono stati fissati per il 3 e 4 settembre davanti al Gip Emanuela Cartabbotta. Sarà questa una delle prossime tappe giudiziarie dell’inchiesta, mentre le persone coinvolte potranno fornire la propria versione dei fatti e contestare le accuse formulate nei loro confronti.
Nel frattempo, l’attività investigativa prosegue. Gli inquirenti sono impegnati nella ricerca di ulteriori elementi utili a ricostruire la presunta organizzazione e a verificare l’esistenza di altri episodi riconducibili al business delle salme.
Come per ogni procedimento nella fase delle indagini preliminari, le contestazioni dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria e gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

