Incendi in Sicilia, oltre 600 milioni di danni e 6.261 roghi: Agrigento la provincia più colpita

La Regione dichiara lo stato di crisi per incendi e ondate di calore. Le prime stime dei danni superano i 600 milioni di euro tra agricoltura, patrimonio boschivo, infrastrutture e attività produttive. Oltre 47 mila gli ettari di territorio percorsi dal fuoco

In Sicilia parlare ancora una volta di emergenza incendi rischia di sembrare quasi una contraddizione. Non perché il problema sia meno grave, ma perché i roghi rappresentano ormai da decenni una presenza ricorrente, capace di ripresentarsi ogni estate con intensità diversa e conseguenze sempre pesanti.

Il fenomeno non riguarda soltanto l’impatto immediato delle fiamme. A ogni stagione degli incendi corrispondono danni agli ecosistemi, perdita di vegetazione, compromissione del patrimonio boschivo, rischi per le comunità e nuove difficoltà per il settore agricolo. In alcuni casi, inoltre, l’emergenza ha avuto anche un tragico bilancio in termini di vite umane.

Il punto è quindi capire se l’eccezionalità possa ancora essere considerata tale quando un fenomeno si ripete con questa frequenza. Ed è proprio questa la questione che torna al centro del dibattito dopo la decisione della Regione di dichiarare lo stato di crisi e di emergenza per gli incendi e le ondate di calore.

Schifani nomina Cocina commissario per l’emergenza

Il 31 agosto il presidente della Regione Renato Schifani ha nominato il dirigente generale della Protezione civile regionale Salvo Cocina commissario delegato per la gestione dello stato di crisi e di emergenza.

La dichiarazione era stata adottata dalla Giunta regionale circa tre settimane prima, sulla base delle criticità segnalate in numerosi territori dell’Isola.

La situazione descritta dalla Protezione civile è quella di un’estate caratterizzata dalla combinazione tra temperature estremamente elevate, condizioni di vento sfavorevoli e una successione di incendi che, soprattutto nelle aree interne, ha messo sotto pressione il sistema regionale di risposta.

Secondo quanto riportato nella delibera, a partire dai primi giorni di luglio diversi Comuni sono stati interessati da incendi tali da rendere necessarie attività di pronto intervento e misure emergenziali, con il ricorso anche alla flotta aerea regionale e ai mezzi nazionali.

Il conto dei danni supera già i 600 milioni

A rendere particolarmente pesante il quadro sono soprattutto le prime valutazioni economiche.

La Protezione civile regionale ha indicato 50 milioni di euro di danni alle infrastrutture primarie e secondarie, ai quali si aggiunge una prima ricognizione delle conseguenze subite da privati e attività produttive.

Ancora più rilevante è la stima elaborata dal dipartimento Agricoltura: 159 milioni di euro di danni a produzioni, strutture agricole, impianti arborei e scorte.

Il dipartimento Sviluppo rurale ha invece quantificato in 263 milioni di euro le risorse necessarie per intervenire sul patrimonio boschivo, sulle aree naturali e sulla vegetazione, mentre altri 157 milioni di euro sarebbero necessari per le attività di rimboschimento e messa in sicurezza.

Le diverse voci portano quindi il quadro delle prime stime oltre quota 600 milioni di euro, una cifra destinata a essere aggiornata con il completamento delle verifiche sul territorio.

Più di 47 mila ettari percorsi dal fuoco

Anche i dati relativi agli incendi restituiscono la dimensione dell’emergenza.

Nel database del Comando del Corpo forestale della Regione Siciliana risultano 6.261 roghi registrati nel periodo considerato. La superficie non boscata interessata dalle fiamme supera i 35.671 ettari, mentre quella boscata arriva a quasi 11.932 ettari.

Si tratta complessivamente di oltre 47 mila ettari di territorio percorso dal fuoco, con conseguenze che vanno ben oltre la durata dell’emergenza.

Per fronteggiare gli incendi sono state impiegate sia le squadre terrestri, composte anche dagli operai stagionali, sia i mezzi aerei regionali e quelli messi a disposizione dal sistema nazionale.

Gli elicotteri utilizzati dalla Regione hanno effettuato 979 interventi, per un totale superiore a 22 mila lanci. I velivoli della flotta nazionale sono invece intervenuti 408 volte, effettuando circa 4.700 lanci.

Agrigento guida la classifica dei roghi

A livello provinciale, il dato più elevato è quello di Agrigento, che con 1.543 incendi registrati tra il primo gennaio e il 2 settembre precede di appena sei episodi Catania.

Segue Caltanissetta con 790 roghi, quindi Palermo con 622, Messina con 569, Enna con 544, Siracusa con 326, Trapani con 190 e Ragusa con 140.

Il numero degli eventi, però, racconta solo una parte della storia. La vera differenza emerge osservando l’estensione delle aree colpite.

Agrigento ha infatti registrato quasi 17 mila ettari complessivi andati a fuoco, considerando insieme superfici boschive e non boschive.

Il patrimonio boschivo più colpito

Per quanto riguarda esclusivamente le aree boscate, dopo Agrigento si colloca Palermo, con oltre 2.475 ettari bruciati. Seguono Caltanissetta con 1.776 ettari e Catania con 1.211.

Il territorio della provincia di Messina supera di poco la soglia dei mille ettari di superficie boschiva interessata dagli incendi.

Più indietro si trovano Trapani, con 958 ettari, Enna con 436, Siracusa con 230 e Ragusa con 131.

La fotografia cambia nuovamente prendendo in esame le aree non boscate. In questo caso Caltanissetta occupa il secondo posto con 6.279 ettari, alle spalle di Agrigento. Palermo registra 4.877 ettari, Catania 3.606, Enna 2.754 e Trapani 2.527.

Seguono Siracusa con 1.165 ettari, Messina con 848 e Ragusa con 415.

Il nodo degli interventi aerei

Un altro elemento che emerge dai numeri riguarda l’impiego dei mezzi aerei. Il numero degli interventi non segue necessariamente la graduatoria dei territori maggiormente colpiti dagli incendi.

Gli elicotteri regionali sono intervenuti più frequentemente in provincia di Palermo, con 293 operazioni, seguita da Catania con 154. Agrigento, nonostante sia la provincia con il maggior numero di roghi, si trova al terzo posto con 132 interventi.

Seguono Messina con 109, Trapani con 108, Caltanissetta con 80, Enna con 51, Siracusa con 35 e Ragusa con appena 17 interventi.

Una dinamica simile emerge osservando i mezzi della flotta nazionale, compresi in larga parte i Canadair.

Agrigento quinta per interventi dei Canadair

Sul fronte dei velivoli nazionali, il maggior numero di interventi è stato registrato ancora una volta a Palermo, con 118 operazioni e 1.094 lanci.

Al secondo posto c’è Messina, con 79 interventi, seguita da Catania con 70 e Trapani con 53.

Agrigento si ferma invece a 31 interventi, accompagnati da 459 lanci, risultando quinta nella graduatoria nonostante sia la provincia con il maggior numero di incendi.

Seguono Caltanissetta con 28 interventi, Enna con 13, Siracusa con 9 e Ragusa con 7.

Prevenzione e risposta non bastano più

La Regione sottolinea di avere mobilitato le proprie strutture per rafforzare prevenzione, mitigazione e contrasto agli incendi boschivi e di interfaccia, anche attraverso una maggiore integrazione tra le componenti regionali e quelle nazionali.

Il 28 maggio 2026 è stato inoltre sottoscritto un accordo di programma tra il Dipartimento regionale della Protezione civile, il Corpo forestale regionale e il ministero dell’Interno, con l’obiettivo di coordinare e rendere più efficaci le attività nelle diverse fasi dell’emergenza.

Ma gli stessi documenti regionali riconoscono che la dimensione raggiunta dagli eventi ha finito per mettere sotto pressione le capacità operative dell’intero sistema.

È questo, forse, il dato più significativo: in Sicilia l’incendio non è più soltanto un’emergenza estiva da affrontare quando divampa. I numeri dei roghi, l’estensione delle aree devastate e il conto economico dei danni pongono il problema di una strategia strutturale che metta insieme prevenzione, gestione del territorio, tutela del patrimonio naturale, risorse agricole e capacità di intervento.

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