Dal rifiuto sanitario a risorsa energetica, direttamente all’interno dell’ospedale. È operativo al Policlinico universitario Gaetano Martino di Messina il nuovo impianto destinato al trattamento dei rifiuti sanitari a rischio infettivo, una tecnologia di ultima generazione che consente di modificare radicalmente il tradizionale sistema di gestione di questo materiale.
L’impianto, realizzato all’interno di un’area della struttura sottoposta a riqualificazione e adeguamento, rappresenta una novità nel panorama sanitario italiano: secondo quanto illustrato durante la presentazione, si tratta del primo sistema di questo genere installato in una struttura pubblica del Paese. La tecnologia è già entrata in funzione ad agosto, mentre l’inaugurazione ufficiale è stata rinviata in seguito ai fatti di Pistunina.
Come funziona il nuovo sistema del Policlinico
Il nuovo modello permette di intervenire sul rifiuto direttamente nel luogo in cui viene prodotto, evitando una parte consistente delle operazioni che in precedenza accompagnavano il suo percorso: raccolta, movimentazione interna, trasporto fuori dall’ospedale e successivo trattamento in impianti specializzati, anche fuori dalla Sicilia, come quello di Crotone.
I rifiuti speciali vengono raccolti reparto per reparto e trasferiti all’impianto. Qui vengono sottoposti a un processo che combina triturazione e sterilizzazione, con il materiale portato fino a una temperatura di circa 150 gradi.
Una volta completato il trattamento, il rifiuto perde le caratteristiche che ne determinavano la classificazione sanitaria e il materiale ottenuto viene destinato a un ulteriore processo di trasformazione, diventando combustibile utilizzabile per la produzione di energia elettrica destinata alla stessa Azienda ospedaliera.
Meno trasporti e un modello orientato alla sostenibilità
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda proprio la possibilità di accorciare il ciclo di gestione dei rifiuti. Il trattamento direttamente all’interno del Policlinico consente infatti di ridurre la movimentazione e il trasporto verso impianti esterni, con ricadute sia sull’organizzazione dell’azienda sia sul piano ambientale.
La tecnologia utilizzata, inoltre, secondo quanto spiegato dalla direzione, permette di sterilizzare il materiale sfruttando il calore prodotto durante la triturazione, senza emissione di Persistent Organic Pollutants, gli inquinanti organici persistenti.
L’obiettivo è quindi duplice: garantire un trattamento sicuro dei rifiuti caratterizzati da un elevato potenziale infettivo e, allo stesso tempo, valorizzare il materiale trasformandolo in una fonte energetica.
Amata: “Una novità assoluta per la Sicilia”
Alla presentazione sono intervenuti i vertici del Policlinico Gaetano Martino e rappresentanti delle istituzioni regionali. Presenti, tra gli altri, la rettrice Giovanna Spatari, il direttore sanitario Giuseppe Murolo e l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso.
A illustrare il percorso che ha portato alla realizzazione dell’impianto è stata Elvira Amata, direttore amministrativo che svolge anche le funzioni di direttore generale. Il progetto, ha spiegato, era stato preso in considerazione già durante la precedente gestione, ma ha ricevuto un impulso decisivo con l’attuale direzione.
La scelta è stata accompagnata da una valutazione di Health Technology Assessment (Hta) condotta da un gruppo di lavoro multidisciplinare composto da Giuseppe Cannavò, Claudio La Rosa, Roberto Campagna, Veronica Nicosia e Anna Calogero.
Per Amata, la trasformazione del rifiuto in combustibile rappresenta una novità assoluta per il territorio regionale e conferma la volontà dell’azienda di investire in tecnologie capaci di rendere più efficienti e sostenibili i propri processi.
La Triton gestirà l’impianto per sei anni
La realizzazione della struttura è stata affidata alla Triton di Catania, che si occuperà anche della gestione dell’impianto per un periodo di sei anni.
Il processo prevede che il materiale trattato, dopo aver perso la classificazione di rifiuto sanitario, possa essere utilizzato come combustibile per la produzione energetica. Un secondo soggetto, la Pfe, si occupa invece della gestione dei cesti destinati ai reparti, provvedendo al loro trasferimento e alla restituzione dopo le necessarie operazioni di pulizia.
Il sistema consente così di integrare in un unico percorso trattamento, sterilizzazione e valorizzazione energetica, riducendo la necessità di ricorrere a strutture esterne.
Caruso: “Le altre aziende sanitarie siciliane seguano questo esempio”
Il progetto è stato indicato dalla Regione come un possibile modello da replicare. L’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso ha sottolineato il doppio obiettivo dell’iniziativa: tutelare contemporaneamente salute pubblica e ambiente, intervenendo su una categoria di rifiuti particolarmente delicata.
Secondo l’assessore, l’esperienza del Policlinico potrebbe essere estesa anche ad altre realtà del sistema sanitario regionale. L’invito rivolto da Caruso riguarda infatti le altre aziende sanitarie siciliane, ma anche, eventualmente, le strutture private interessate ad adottare sistemi di trattamento più sostenibili.
Il Policlinico attende ancora il nuovo direttore generale
Durante la presentazione si è parlato anche della situazione ai vertici dell’Azienda ospedaliera. Il Policlinico di Messina è da circa sei mesi senza un direttore generale, dopo la sospensione di Salvatore Iacolino.
Caruso ha assicurato che la Regione punta a procedere in tempi brevi alla scelta del nuovo vertice. È infatti in corso l’esame dei candidati per il nuovo albo dei direttori generali, attualmente al vaglio della commissione competente.
L’obiettivo, ha spiegato l’assessore, è arrivare a una scelta ritenuta adeguata per la guida dell’Azienda, anche sulla base della prima valutazione effettuata dal rettore.

