Lampedusa, la lotta dei migranti contro la politica della non accoglienza

Dopo i trasferimenti verso Augusta, Catania e Trapani nell’isola di Lampedusa sono rimasti ancora 4200 migranti

Di STEFANO SCIBILIA

Dopo il sovraffollamento delle ultime 48 ore, caratterizzate dallo sbarco di ben settemila migranti a Lampedusa, la situazione sta tornando alla normalità per via dei numerosi trasferimenti nei centri di accoglienza italiani. Per rendere l’idea del quantitativo di persone che sono giunte ultimamente nell’isola siciliana basta pensare che il numero di residenti a Lampedusa è di circa seimila persone.

La maggior parte dei migranti viene da Nigeria, Sierra Leone, Sudan, Ciad, Tunisia, Camerun e Guinea e tra questi un bambino di cinque mesi è annegato poco prima dell’approdo, dopo che il barchino su cui viaggiava si è ribaltato a pochi metri dalla costa italiana.

Nell’hotspot di Lampedusa la tensione rimane ancora alta, tanto da portare il comune a dichiarare lo stato di emergenza, mentre la Croce Rossa italiana, nonostante stia facendo fatica a fornire a tutti servizio di assistenza medica di base, cibo e acqua, continua senza sosta il suo lavoro, lottando con le armi che ha.

Dopo i trasferimenti verso Augusta, Catania e Trapani nell’isola di Lampedusa sono rimasti ancora 4200 migranti e tra questi ci sono 257 minori non accompagnati. La metà delle partenze registrate nel 2023 è avvenuta dalla Tunisia e nonostante l’Italia, di comune accordo con l’Unione Europea, si sia impegnata per finanziare Tunisi per un maggior controllo sulle partenze, le statistiche non hanno fatto registrare alcun mutamento.

Intanto l’Unione Europea sta cercando di adottare un sistema di rimpatrio, ma risulta facile pensare che delle persone che hanno affrontato un viaggio potenzialmente mortale, che fuggono da guerre e povertà in cerca di una vita migliore, siano disposte ad essere rispedite indietro. Questo è solamente uno dei motivi per cui questa strategia non può rappresentare una soluzione a lungo termine e il crescente numero di arrivi in Italia, in particolare in Sicilia, non può far altro che confermare questa tesi.

Mentre Giorgia Meloni durante il suo intervento a Budapest continua a sostenere di essere contro la narrazione secondo cui chi sbarca da noi non contribuisce alla crescita delle nostre popolazioni, cittadini e migranti ballano insieme a Lampedusa per la festa della madonna di Porto Salvo, mostrandoci che certi luoghi hanno acquisito un fascino interculturale all’insegna dell’integrazione. Certe realtà non fanno altro che confermare quanto le istituzioni siano lontane anni luce da ciò che accade in strada, dimenticandosi che questi popoli, spesso oggetto di strumentalizzazione, sono fatti prima di tutto da persone.

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